21/05/2015 - Nasce la Chest Pain Unit del Policlinico Abano Terme

Giovedì, 21 Maggio, 2015

L’UNITA’ PER IL DOLORE TORACICO CHE BATTE L’INFARTO SUL TEMPO

Al via la “Chest Pain Unit”, sorta di “centrale di smistamento” dei pazienti con dolore toracico, classificato al triage come ad alto, medio o basso rischio. Nella valutazione, medici specialisti in medicina d'urgenza si avvalgono della consulenza di un cardiologo presente h24.
Protocolli validati dal Dipartimento di Scienze cardiologiche dell’Università di Padova, metodica mutuata dagli USA per investire in velocità di assistenza, sicurezza e appropriatezza. I risultati: diagnosi veloci, accesso precoce alle terapie,approccio personalizzato, ottimizzazione dei tempi di intervento.

Abano Terme (Padova), maggio 2015. 

  • Individuare subito il reale grado di severità della patologia cardiovascolare, evitando inopportuni approcci diagnostici invasivi,
  • ridurre i tempi di attesa e di permanenza nel Dipartimento per l’emergenza dei pazienti con patologia cardiovascolare,
  • consentire loro l'accesso precoce alle indagini avanzate e alle procedure terapeutiche,  
  • ridurre il numero di ricoveri inappropriati, ridimensionando la spesa di accertamenti diagnostici eseguiti in maniera seriale al fine di individuare, con adeguata sicurezza, l'effettiva probabilità di malattia cardiovascolare sussistente.

Questi gli obiettivi dell’Unità per il dolore toracico attivata dal Policlinico di Abano Terme in seno al Servizio di Medicina d’urgenza, secondo un innovativo modello operativo di approccio al paziente con patologia cardiovascolare, validato da studi clinici condotti in collaborazione con il professor Sabino Iliceto del Dipartimento di Scienze cardiologiche, toraciche e vascolari dell'Università di Padova.
Il dolore toracico rappresenta in media il 7% del totale degli ingressi in emergenza. Per offrire risposte sempre più veloci, pronte e “costruite addosso al paziente”, il Policlinico di Abano ha dunque adottato l’Unità per il dolore toracico (denominata “Chest Pain Unit” negli Usa, dove venne ideata nel 1982 per poi essere esportata in Europa) una nuova modalità organizzativa per affrontare il dolore toracico non traumatico secondo un protocollo diagnostico assistenziale standardizzato. La novità si annuncia come l’inizio di un percorso organizzato secondo protocolli operativi condivisi, realizzati partendo dalle più aggiornate linee guida delle società scientifiche di Cardiologia e Medicina d'urgenza, soggette a continua verifica.

La “Chest Pain Unit” fa logisticamente capo al Dipartimento per l’emergenza ed è operativamente interconnessa con il Servizio di Cardiologia del Policlinico stesso e degli ospedali a più elevato livello di specializzazione del territorio padovano. In pratica i medici specialisti in medicina d'urgenza si avvalgono, per valutare i pazienti con dolore toracico, della consulenza di un cardiologo che garantisce una presenza effettiva h24.
La valutazione clinica del paziente registrato al triage come “dolore toracico” da parte del medico del Dipartimento dell’emergenza è volta a inquadrare la patologia e classificare il profilo di rischio del paziente stesso. Gli appartenenti alla categoria di rischio più elevato, previa valutazione cardiologica urgente, vengono indirizzati verso una Unità di cure intensive cardiologiche. Coloro i quali, invece, appartengono alle categorie di rischio basso e intermedio sono sottoposti a una valutazione cardiologica volta a determinare il profilo di probabilità di sottostante coronaropatia e conseguente rischio di eventi cardiovascolari a breve-medio termine.
Tale analisi si fonda sull'interpretazione del quadro elettrocardiografico, sulla valutazione degli esami bioumorali (con particolare attenzione agli indici di miocardiocitolisi in eventuali dosaggi seriati) e su un esame ecocardiografico completo. Attraverso tale percorso, i pazienti con un profilo di rischio molto basso, potranno essere dimessi, con ragionevole sicurezza, pianificando un opportuno iter diagnostico di completamento e indicando un eventuale piano terapeutico da seguire; i pazienti a rischio lieve-moderato e moderato verranno invece indirizzati a un percorso di indagine diagnostica più lungo e approfondito, finalizzato ad individuare la destinazione terapeutica più adeguata e sicura per la loro condizione.

 

F. Cappellato