


Il Robot in sala operatoria
Al Policlinico di Abano arriva un MAKO: il braccio bionico che consente il perfetto posizionamento dell'impianto protesico
Laser a olmio per curare la prostata
La nuova tecnica permette di ridurre i tempi di ricovero e agevola la ripresa delle normali attività quotidiane
Un centro dedicato per la cura delle ferite difficili
Il Centro per lo Studio e la Cura delle Ferite Difficili si occupa del trattamento e della ricerca scientifica sulle problematiche relative alle ulcere cutanee croniche. Il Centro offre professionalità ed esperienza per la cura di queste complicate patologie
MAKOplastica
C'è aria di novità in materia protesica nel Reparto della Chirugia del Ginocchio del Policlinico di Abano Terme diretto dal Dr. Nardacchione.
Il Primario con i suoi collaboratori, Dr. Davide Bertolini e dr. Claudio Khabbazè, reduci dall'esperienza/studio negli Stati Uniti, hanno iniziato da qualche mese, primo centro in Europa, ad avvalersi di un sistema robotizzato che consente l'impianto di artroprotesi monocompartimentali.
Il sistema robotizzato è composto da un computer che guida un braccio meccanico nel posizionamento dell'impianto protesico. Si tratta di un macchinario nato e perfezionato negli Stati Uniti dove è operativo dal 2006. In totale negli USA sono già 74 i Robot-Mako funzionanti ed il numero di casi trattati raggiunge già più di 7000 pazienti (7143 al 31/03/2011): nel solo primo trimestre 2011 sono state applicate 1304 protesi con ausilio del robot con un incremento del 14% rispetto agli interventi del 2010.
Ma come funziona il robot? Il robot si avvale di un computer che elabora un modello tridimensionale del ginocchio da operare. Quest'ultimo viene fornito attraverso un esame TAC che il candidato all'intervento esegue nei giorni precedenti il ricovero. Sul modello tridimensionale così ottenuto il chirurgo con l'aiuto di un ingegnere predefinisce a tavolino le taglie e la posizione dell'impianto protesico. Si passa quindi alla fase chirurgica vera e propria quella cioè che si svolge in sala operatoria. Attraverso dei sensori posizionati sul ginocchio da operare il chirurgo fornisce al computer del robot altri parametri che confrontati con il precedente planning preoperatorio danno origine al modello definitivo. A questo punto entra in gioco il braccio meccanico manipolato dal chirurgo e guidato dal computer; questo consente al medico di preparare l'osso all'impianto della protesi secondo i modi definiti dal piano preoperatorio. La novità straordinaria sta nella precisione con cui il robot è in grado di effetture i tagli per l'alloggiamento protesico.
Questa precisione si traduce in un risparmio consistente di tessuto osseo, in una mini-invasività ed in un allineamento migliore delle componenti di cui è composta la protesi con il risultato finale che quest'ultima risulta posizionata con una precisione fino a tre volte maggiore rispetto ad un impianto tradizionale. A beneficiarne oltre alla fase chirurgica è inoltre l'iter post-operatorio del paziente; quest'ultimo si trova ad accorciare di gran lunga, circa un 50%, i tempi di degenza ospedaliera e ad avere un recupero funzionale fino al 60% più veloce. Ne va da sè che questa metodica allarga le indicazioni chirurgiche anche a pazienti che un tempo non trovavano soluzioni opportune. Ed allarga oltresì la gamma di età a cui consigliare l'intervento protesico. Questo soprattutto grazie alla mininvasità dell'impianto protesico "robotizzato".
Ma chi sono i candidati all'intervento protesico con il robot?
Attualmente è possibile curare solo i pazienti affetti da un'artrosi distrettuale ovvero quella di un comparto isolato del ginocchio. Il ginocchio infatti si compone di tre porzioni: comparto femoro-tibiale interno, comparto femoro-tibiale esterno e comparto femoro-rotuleo. Nel loro insieme formano l'articolazione del ginocchio che tutti conosciamo. L'artrosi può colpire un unico comparto (artrosi distrettuale o monocompartimentale) o più comparti contemporaneamente (artrosi totale o pancondrosi). Il robot permette di rivestire con una protesi monocompartimentale un solo distretto alla volta. Perchè sia proponibile l'intervento con il robot, così come per le tradizionali protesi monocompartimentali, non devono coesistere lesioni dei legamenti intrinseci del ginocchio e deviazioni dell'asse anatomico (varo o valgo) eccessivi.
Già dopo il viaggio negli Stati Uniti il Dr. Nardacchione ed i suoi collaboratori (Dr. Davide Bertolini e Dr. Claudio Khabbazè) erano rimasti entusiasti di quanto potuto vedere ed imparare dall'uso di questo sistema. Ora alla luce dell'esperienza personale l'entusiasmo si è trasformato in consapevolezza e certezza di avere tra le mani uno strumento molto utile e potente, che rivoluzionerà il mondo della protesi del ginocchio.
I primi casi trattati hanno dimostrato una ripresa notevolmente più rapida rispetto agli impianti protesici tradizionali. La soddisfazione media del paziente prima e dopo l'intervento, misurata con delle scale valutative internazionali, è cresciuta del 67,8%. In particolare viene apprezzata la possibilità di riprendere a camminare senza dolore già a 4 ore dall'intervento. Tale è la precocità con cui si inizia la riabilitazione post-operatoria, che a distanza di 3 giorni prosegue a domicilio.